Tributo al Professor Stefano Piano - Induismo
Home » Tributo al Professor Stefano Piano

AREA STAMPA

Tributo al Professor Stefano Piano

Data dell’articolo
25 Giu 2026

La scomparsa del professor Stefano Piano lascia un dolore profondo nel mondo degli studi indologici e nel cuore di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo.

Indologo di fama internazionale, studioso rigoroso e appassionato, Stefano Piano ha dedicato la sua vita allo studio e alla diffusione della civiltà e della spiritualità dell’India, offrendo apporti di grande valore alla conoscenza del pensiero indiano e delle sue Scritture.

Egli non lascia un vuoto, bensì contributi inestimabili e duraturi nel panorama degli studi indologici italiani, destinati a rimanere punti di riferimento per generazioni di studiosi e lettori. Tuttavia, oltre allo studioso, oggi ricordiamo soprattutto l’uomo: un amico sincero, una persona di rara sensibilità, profondamente amata da coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Alla competenza accademica, univa infatti una profonda dimensione interiore, una fede autentica e una grande umanità.

Per l’Unione Induista Italiana, Stefano Piano è stato molto più di un autorevole accademico. Con la sua onestà intellettuale e la sua apertura riconobbe sin dai suoi esordi la serietà dell’istituzione. Sapeva camminare con i tempi, riconoscere i cambiamenti e allo stesso tempo mantenere le tradizioni e l’autenticità.

In particolare, fu tra i primi indologi italiani a riconoscere nell’esperienza dell’āśram la genuinità di una tradizione spirituale viva, comprendendo che la ricerca universitaria e la pratica religiosa potevano dialogare senza rinunciare alla propria identità.

Nel corso degli anni furono condivisi studi, convegni, dibattiti e momenti di confronto sempre caratterizzati da grande onestà intellettuale. Da quel dialogo nacquero una sincera stima reciproca e una profonda amicizia.

La collana dedicata alle Upaniṣad dello Yoga curata da Stefano Piano con entusiasmo, rappresenta una delle testimonianze più significative di questa collaborazione. Egli comprese immediatamente il valore di un progetto che univa il rigore della ricerca filologica alla ricchezza di una tradizione ancora viva e praticata. Nelle sue parole emergeva la convinzione che il sapere autentico nascesse dall’incontro: tra l’India e l’Occidente, tra l’università e l’āśram, tra lo studio e l’esperienza spirituale. Considerava questa sinergia la preziosa opportunità di offrire al lettore non solo una traduzione accurata, ma anche l’accesso a una sapienza custodita e trasmessa attraverso generazioni di maestri. In un’epoca in cui lo yoga si diffondeva rapidamente, spesso privo di solide radici culturali e dottrinali, egli individuò nel Gītānanda Āśram una realtà profondamente inserita in una genuina paramparā indiana, capace di coniugare pratica spirituale, studio delle Scritture e fedeltà alla tradizione. Nacque dunque spontaneamente una vera amicizia con Svamiji Yogananda Giri, fondata su rispetto e stima reciproci.  Ogni incontro era da lui reso un affascinante viaggio in cui ogni minuzioso particolare diventava narrazione e meraviglia.

Fu proprio questa apertura, rara nel mondo accademico, a renderlo un interlocutore prezioso e un amico sincero. Stefano Piano comprese che la vera conoscenza nasce dall’incontro, dal dialogo e dal rispetto reciproco tra mondi diversi, ma complementari.

Oggi il nostro saluto e tutta la nostra gratitudine vanno allo studioso, all’amico e all’uomo di profonda fede. Ci lascia un’eredità fatta di pubblicazioni, di insegnamenti e soprattutto di relazioni umane costruite nel rispetto, nell’ascolto e nella ricerca sincera della verità.

Le parole della Bhagavadgītā, che tanto amò e contribuì a diffondere, continueranno ad accompagnarci:

“Non ci fu mai un tempo in cui io non fossi,

né tu, né questi principi,

né mai in futuro avverrà

che tutti noi non siamo.” (2.12)